La tarantella

Non c’è bambino ravellese che non abbia ballato almeno una volta la tarantella. Fino a quando c’è stata la Sagra dell’Uva, era appuntamento fisso per i bambini ad agosto iniziare le prove per le coreografie della tarantella. Ponti, intrecci, saltelli e inchini tutto veniva organizzato con la precisione millimetrica, considerato anche il gran numero di partecipanti allo spettacolo folcloristico. Le musiche erano quelle classiche della tarantella sorrentina accompagnate dai tamburelli delle ragazze e dalle nacchere dei ragazzi, mentre il tipico costume con gonna lunga e grembiule bianco per le ragazze si arricchiva nel bordo di numerose trine. La tradizione locale della tarantella aveva visto l’apice negli anni ’50 e ’60 del 1900 quando un gruppo di giovani locali portò la tarantella ravellese in giro per l’Italia con qualche puntata pure all’estero. Oggi l’interesse per la tarantella sembra essere ritornato e quindi, in occasioni, di sagre è possibile assistere ancora a questa danza che è solo una lontana discendente della più famosa “taranta”.