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L’artigianato

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Le botti, i tini, le ceste e le sporte

Non è difficile trovare in qualche cantina o in quasi tutte le case, specialmente se immerse in uno di quei terrazzamenti che definisco il paesaggio della Costiera, un oggetto che è stato costruito con il legno del bosco. A Ravello, come in tutti i paesi collinari e montani della Costiera, fino agli anni ’50 del secolo scorso erano diffusi i bottai, quegli artigiani, cioè, che non solo costruivano le botti nuove ma, in un’ottica di risparmio, riparavano quelle che cominciavano a mostrare i segni di usura. La loro opera era richiesta soprattutto al termine dell’estate quando ogni contadino, preparandosi alla vendemmia, faceva il controllo della propria attrezzatura. Le botti e i tini venivano riempiti di acqua calda per permettere la dilatazione delle fibre del legno e, nel caso si notava qualche perdita, immediatamente si faceva intervenire l’artigiano che a volte provvedeva a stringere il cerchio ripristinando la tenuta oppure, se si trattava di un danno più grave che comportava la sostituzione, slegava i vari cerchi e inseriva il pezzo nuovo.

Diffusi erano pure i contenitori intrecciati che servivano agli usi più disparati: dalla raccolta dei limoni e dell’uva, per cui si utilizzavano le sporte, al trasporto dei prodotti dell’orto grazie alle ceste, fino alle culle per i bambini che prevedevano l’uso alternativo, con pochi accorgimenti, della sporta dei limoni. Il procedimento per la costruzione cominciava   con al regolarizzazione del fusto giovane del castagno a giugno e il taglio entro agosto. Ogni fusto veniva riscaldato nel forno per ammorbidirlo ed ancora caldo veniva ridotto a colpi di coltello in giunchi sottili, successivamente intrecciati in una intelaiatura precostituita fatta di rami di spessore maggiore.