La Festa dell’Uva

La Festa dell’Uva era uno degli appuntamenti fissi dell’autunno ravellese. Essa era la conseguenza dell’attività di vendemmia che in questo periodo coinvolgeva la maggior parte delle famiglie del paese ed era un momento di festa che voleva riprodurre a scala comunale la festa che si svolgeva in ogni casa in occasione della vendemmia. La piazza era decorata con festoni appesi a pertiche di castagni, chioschi rigorosamente in legno accoglievano i vari produttori di vino che offrivano ai visitatori uva in grappoli o vino dell’anno precedente accompagnato da salsiccia arrostita sulla brace. La parte enogastronomica era legata alla serata, quando la degustazione era accompagnata dall’esibizione del gruppo di bambini e di ragazzi che ballavano la tarantella, mentre durante la giornata  il divertimento era assicurato dall’organizzazione di giochi a squadre: dalla gimcana, alla corsa nei sacchi, o a quella con un uovo nel cucchiaio da mantenere con la bocca, dal mangiare gli spaghetti senza posate e con le mani rigorosamente legate a trasportare i secchi con l’acqua sulla testa. L’Ente Provinciale del Turismo che contribuiva all’organizzazione della sagra arricchiva il momento con concorsi di pittura e di fotografia.

La sagra non si è più organizzata a partire dagli anni ’80 del 1900 e solo negli ultimi anni si è pensato di riprendere l’idea di quella sagra e riproporla in una frazione del comune di Ravello, Sambuco. Qui rivive lo stesso spirito della festa di un tempo, con i giochi, lo spettacolo folcloristico e la gastronomia. All’uva si è accostato un altro prodotto del territorio, che rischiava di scomparire: il fagiolo di Sambuco.

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