Facebook Twitter Youtube

Storia Economica

L’economia ravellese ha dimostrato da sempre una forte capacità di adattamento alle domande del mercato; essa, infatti, può essere suddivisa in tre periodi che corrispondono a quelle che sono le sollecitazioni storiche più presenti nel susseguirsi dei secoli. Il primo periodo storico della vita politica della città, quello di maggiore potere del Ducato Amalfitana, fu caratterizzato da un ruolo di primordine nei rapporti commerciali tra quest’area e i porti dell’Oriente bizantino o dell’Africa mediterranea. La figura del mercante è quella più ricorrente nella popolazione ravellese, dove si distinguevano alcune famiglie che ne divennero il patriziato locale e che avevano acquisito la posizione sociale eminente proprio grazie all’arte di “mercatare”. Per comprendere tutto ciò basta leggere cosa scrive Giovanni Boccaccio nella quarta novella della seconda giornata della sua opera, il Decameron: “Credesi che la marina da Reggio a Gaeta sia quasi la più dilettevole parte d’ltalia; nella quale assai presso a Salerno e una costa sopra ‘l mare riguardante, la quale gli abitanti chiamano la costa d’Amalfi, piena di picciole città, di giardini e di fontane, e d’uomini ricchi e procaccianti in atto di mercatantia sì come alcuni altri. Tra le quali città dette n’è una chiamata Ravello, nella quale, come che oggi v’abbia di ricchi uomini, ve n’ebbe già uno il quale fu ricchissimo, chiamato Landolfo Rufolo; al quale non bastando la sua ricchezza, disiderando di raddoppiarla, venne presso che fatto di perder con tutta quella sé stesso. Costui adunque, sì come usanza suole essere de’mercatanti, fatti suoi avvisi, comperò un grandissimo legno, e quello tutto di suoi denari caricò di varie mercatantie e andonne con esse in Cipri. Quivi, con quelle qualità medesime di mercatantie che egli aveva portate, trovò essere più altri legni venuti; per la qual cagione, non solamente gli convenne far gran mercato di ciò che portato avea, ma quasi, se spacciar volle le cose sue, gliele convenne gittar via; laonde egli fu vicino al disertarsi.” La vita dei mercanti era caratterizzata dal rischio iniziale dell’impresa ma, come accadde a Landolfo, anche da una buona dose di fortuna e di capacità imprenditoriale, tanto che il protagonista della novella, dopo aver valutato  le possibili soluzioni al suo stato di miseria improvvisa, sceglie quella che gli sembra più favorevole: diventare un corsaro, riacquistando nel giro di un anno tutto quello che aveva perso. I contemporanei di Landolfo, però, dovettero essere sicuramente più fortunati del loro concittadino nella prima fase della sua impresa commerciale, tanto che molti di essi ricoprirono ruoli amministrativi importanti in Italia meridionale e arrivarono a creare quasi delle colonie commerciali lungo le strade di collegamento con i porti della Puglia, che poteva essere uno dei punti di partenza per l’Oriente.

Il secondo periodo è quello durante il quale emerge in modo prepotente la vocazione agricola locale. Anche durante il periodo dei commerci, l’agricoltura è stata una delle attività presenti dell’area, anzi si potrebbe dire che l’incremento delle aree agricole attraverso l’opera di terrazzamento delle pendici collinari è stato la conseguenza della fortuna commerciale (i proventi del commercio venivano investiti nell’acquisto e nella trasformazione delle aree terrazzate). L’emergere, però, delle colture tipiche, la vite e il limone, avviene in modo quasi assoluto nel XIX secolo. Non è un caso che alla fine di questo secolo a Ravello sono presenti due cantine storiche che poi hanno continuato l’attività fino ad oggi. E non è un caso che in entrambi i casi le cantine sono legate alle prime attività ricettive della zona. La cantina Caruso legata alla Pensione di Pantaleone Caruso e la cantina Episcopio, collegata all’Albergo Palumbo, iniziarono la loro attività per la richiesta di vino che non proveniva soltanto dal circondario ma anche dall’estero. La fortuna scientifica che si è avuta a poter salvare uno dei rari archivi d’aziende esistenti in Campania e riferito all’Albergo Caruso, grazie alla donazione da parte degli eredi di Pantaleone Caruso al prof. Dieter Richter e da questi consegnato al Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali, ha permesso di capire anche l’area di diffusione dei vini locali agli inizi del XX secolo. In un unico anno la Cantina Caruso riusciva a commercializzare anche 10.000 bottiglie di vino, con un 80% destinato al mercato italiano ed il restante tra Inghilterra, Danimarca ed anche Francia. In Inghilterra, per esempio, operavano dei rappresentanti diretti della cantina che seguivano la pratica commerciale dall’ordinazione fino all’arrivo della merce, rigorosamente via mare. Infatti, la difficoltà di questa attività era proprio far arrivare da Ravello la merce almeno nei comuni sulla costa: il trasporto dalla città collinare per lo più fino a Minori era a dorso d’asino o di uomo e poi dal comune costiero era via mare verso Napoli.

Accanto a questa attività, però, si sviluppa anche quella “turistica”, con le prime pensioni, che accolgono ospiti soprattutto nei mesi invernali, venuti qui per il clima buono tutto l’anno. La fama del luogo crebbe velocemente anche grazie a presenze di personalità della cultura che scelsero Ravello e la Costiera Amalfitana come luogo di villeggiatura ed in breve l’economia è stata completamente trasformata. Non più commerci né agricoltura come attività principali ma il turismo, nel terzo periodo, con una forte crescita di strutture ricettive alberghiere di categoria lusso (il 71% degli alberghi sono a 5*L, 5* e 4*), ma anche con una preponderante presenza di ricettività extralberghiera (il 64% delle strutture ricettive è extralberghiera).