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Storia Turistica

La scoperta di Ravello come luogo ameno e degno di essere visitato risale  molto indietro nel tempo e, anche se non ci sono testimonianze certe della presenza “turistica” di Boccaccio durante il soggiorno napoletano (1327-1340), certamente l’incipit della quarta novella della seconda giornata del Decameron ne rivela una buona conoscenza. La successiva  riscoperta di questi luoghi avvenne superando le mille difficoltà che comportava giungere da Napoli sia via mare sia soprattutto via terra. Ci sono descrizioni di viaggiatori che, attraverso le principali direttrici di collegamento, che valicavano la catena montuosa dei Monti Lattari, a schiena d’asino o addirittura a piedi, si spingevano sulla Costa alla ricerca dello splendore dell’antica Repubblica Marinara, signora del Mediterraneo e potenza militare di epoca medievale. Infatti, la maggior parte dei viaggiatori che arrivavano qui cercavano la grandezza di Amalfi e qualcuno si spingeva sulle colline alla ricerca di scorci paesaggistici, in cui la presenza di rovine unita ad una vegetazione lussureggiante fatta di boschi e giardini rispondeva in pieno al gusto romantico. Il Grand Tour, infatti, anche se con un certo ritardo, toccò anche la Costa d’Amalfi, che appariva fortemente isolata rispetto alla piana di Paestum, dove si ammiravano le rovine dell’antichità magno greca, o alla Sicilia che offriva il clima soleggiato del Mediterraneo e la storia millenaria. Chi  arrivava qui cercava qualcosa che non aveva trovato altrove oppure era affascinato da questo paesaggio così particolare. Un forte impulso turistico Ravello lo ebbe dal momento in cui si stabilì qui, nel 1851, il botanico scozzese Francis Neville Reid, che, affascinato dai luoghi, acquistò l’antica Villa Rufolo. L’opera di recupero a cui sottopose non solo l’edificio ma soprattutto i giardini divenne motivo di fascino per coloro che si spingevano fin sulla collina per ammirare la bellezza dei luoghi. Qualche tempo dopo un altro “turista” affascinato dai luoghi decise di fermarsi a Ravello e recuperare un altro angolo di paradiso: era Ernest William Beckett, 2° Lord Grimthorpe, che diede vita alla magica struttura di Villa Cimbrone. La presenza di queste due grandi personalità fece sì che Ravello cominciasse a riscuotere successo tra le mete di viaggio di fine Ottocento e sempre più numerosi viaggiatori salivano sulla “altura diruta, più vicina al cielo che discosta dalla riva”, come scrisse André Gide per godere le bellezze. Il Novecento ha visto il boom della riscoperta di Ravello; sempre più “turisti” sceglievano Ravello non più come meta della visita fugace di un giorno ma come luogo di soggiorno prolungato, dove poter trascorrere anche i mesi invernali lontano dai climi freddi del nord Europa. Si creò, quindi, a partire dal primo dopoguerra, una clientela affezionata che frequentava le attività ricettive, che nacquero alla fine dell’Ottocento col nome di Pensioni, dove il cliente più che in albergo si sentiva in famiglia. In alcune di queste pensioni c’era infatti l’abitudine di mangiare tutti attorno allo stesso tavolo, proprio come in famiglia, e di rivolgersi al proprietario anche per esigenze che non erano collegate con il soggiorno, come, per esempio, per fare buoni acquisti di prodotti locali in periodi dell’anno in cui non si era a Ravello o addirittura per acquistare qualche casetta per trascorrere qui maggior tempo.

La fortuna turistica del paese, quindi, vede una crescita costante durante tutto il Novecento anche grazie ad intuizioni importanti che qualche albergatore locale ha e a scelte di investimento che enti preposti al turismo hanno a partire dalla seconda metà del secolo scorso.  Grazie, infatti, alla lungimiranza di Paolo Caruso, discendente di uno dei primi albergatori locali, che intuì la necessita di legare lo sviluppo locale alla fama che Ravello aveva avuto in Europa nell’Ottocento, furono organizzate le prime edizioni dei Concerti Wagneriani, che nella cornice dei giardini di Villa Rufolo, lì dove il musicista tedesco aveva trovato ispirazione per il completamento dell’opera Parsifal,  portò la musica classica collegandola ad un luogo magico; successivamente l’Ente Provinciale per il Turismo di Salerno decise di acquisire alla pubblica fruibilità la Villa, fino ad allora proprietà privata e quindi non sempre aperta al pubblico. La fama internazionale è sempre di più cresciuta anche grazie all’apertura di attività ricettive che coprono tutta la gamma di domanda dai B&B agli hotel 5*.