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Visitatori illustri

Enumerare i tanti visitatori che per caso o alla ricerca di qualcosa in più sono giunti a Ravello è estremamente difficile e, soprattutto per quelli dell’Ottocento e del Novecento, sarebbe auspicabile che gli alberghi storici potessero diffondere i propri libri degli ospiti. Comunque nel corso dei secoli tra coloro che hanno descritto questi luoghi per esserci stati o solo per averne conosciuta la fama possiamo ricordare:

Giovanni Boccaccio (1313-1375): Decameron, Seconda Giornata, Quarta Novella: “Credesi che la marina da Reggio a Gaeta sia quasi la più dilettevole parte d’ltalia; nella quale assai presso a Salerno e una costa sopra ’l mare riguardante, la quale gli abitanti chiamano la costa d’Amalfi, piena di picciole città, di giardini e di fontane, e d’uomini ricchi e procaccianti in atto di mercatantia sì come alcuni altri. Tra le quali città dette n’è una chiamata Ravello, nella quale, come che oggi v’abbia di ricchi uomini, ve n’ebbe già uno il quale fu ricchissimo, chiamato Landolfo Rufolo…”.

Leandro Alberti (1479-1552): Descrittione di tutta Italia, nella quale si contiene il sito di essa, l’origine et le Signorie delle Città et delle Castella, Bologna 1550: “Poscia nella sommità del Monte è posto Rivello città, la quale benchè non sia antica, ella è però ben’edificata, che facilmente si può annoverare tra le prime e nobili città del Regno di Napoli.”

Karl Eduard Ferdinad Blechen (1798-1840), paesaggista, Das Amalfi Skizzenbuch: “und mach ten eine Fußreise auf den bergen nach Ravello, wo wir auch zeichneten [e facemmo un’escursione a piedi sulle montagne fino a Ravello, dove pure disegnammo].

Richard Wagner (1813-1883), 26 maggio 1880. Dal Diario di Cosima Wagner  “Mercoledì 26. Colazione serena e cavalcata su a Ravello, bella al di là di ogni descrizione. A Ravello trovato il giardino di Klingsor. Colazione a villa, poi caffè dall’amministratore del signor Reed, la cui moglie, una svizzera, ci ricorda Vreneli, ed è molto piacevole nella sua serietà. Cavalcata via Santa Chiara al piccolo padiglione (il panorama di Santa Chiara per me è il più bello). Fermata con cantata di Peppino. Discesa da contemplare e bella serata sulla terrazza con conversazioni sulle stelle che brillano sopra di noi, e la luna, che, come si afferma, ci guarda con le “guance gonfie e la faccia istupidita”. (R. ha scritto nel libro a Ravello: Ho trovato il II atto di Pars(ifal).(Trad. P. Basile)

F. Gregorovius (1821-1891), Wanderjahre in Italien, 1872: Entrammo poi nell’antica Ravello e ad un tratto in mezzo a queste rocce selvagge, ci trovammo dinanzia ad una città moresca che con le sue torri e case dai fantastici arabeschi offriva un aspetto completamente arabo. Essa è costruita in tufo nero, isolata ed abbandonata nel deserto verdastro della montagna. Qui il mondo è scomparso; non vi è niente altro che alberi e rocce. Al di sotto di noi, a distanza irreale, il mare purpureo. Nei giardini, torri alte e nere, bizzarre architetture di stile moresco con arabeschi semidistrutti sopra le finestre e sopra le graziose, piccole colonne negli archi. Sul mercato, accanto alla chiesa, si eleva un’antica casa moresca, anch’essa di tufo nero ed adorna di arabeschi. Due singolari colonne la chiudono agli angoli. Il tetto posa su un cornicione a volte. Questo edificio porta il nome di “Teatro moresco”. Era senza dubbio uno dei palazzi degli antichi signori di Ravello. Perché questa città oggi deserta era un tempo una fiorente colonna di Amalfi e contava trentaseimila abitanti. Ricche famiglie trapiantarono qui il lusso che doveva scaturire dall’unione con l’Oriente e con i Saraceni di Sicilia. (Trad. E. T. Imperatore)

Francis Neville Reid (1826-1892) acquistò Villa Rufolo alla metà del 1800 e, da botanico, provvide a restaurare i giardini inserendo alcune piante particolari, tra cui la felce woodwardia radicans, che cresce nella Valle delle Ferriere di Amalfi, di cui non è rimasta traccia oggi nella villa.

Ernest William Berchet (1856-1917) acquistò nel 1904 l’area dove di lì a poco, con l’aiuto del ravellese Nicola Mansi, sorgerà Villa Cimbrone, dopo essere rimasto incantato durante il suo viaggio della bellezza della città.

Andrè Gide (1869-1951), fu a Ravello nel 1902 e scrive in L’immoraliste, 1924. “Un mattino, spogliatomi, mi guardai; quando vidi le braccia troppo magre, le spalle, che anche con il maggior sforzo non riuscivo a raddrizzare, ma soprattutto la bianchezza, o meglio la mancanza di colore della mia pelle, provai vergogna e gli occhi mi si riempirono di lacrime. Mi rivestii in fretta e, invece, di scendere verso Amalfi, come avevo abitudine di fare, mi diressi verso alcune rocce ricoperte di erba rasa e di muschio, lontano dalle case, lontano dalle strade, dove sapevo di non essere visto … L’aria era pungente, ma il sole bruciava. Offersi tutto il corpo al suo calore. Mi sedetti, mi distesi, mi voltai. … Ci fermammo a Ravello 15 giorni; ogni mattina tornavo sulle rocce e facevo la cura” .

Edward Morgan Forster (1879-1970) fu a Ravello una prima volta nel 1901 ed ambienta qui la sua “Story of Panic”, “Ravello è un posto delizioso con un delizioso, piccolo hotel dove incontrammo persone piene di charme“.

David Herbert Lawrence (1885-1930), fu qui nel 1926 e 1927 e, trovando ispirazione  dai paesaggi che da Ravello poteva godere, si dedicò alla scrittura di “Lady Chatterley’s Lover”.

Maurits Cornelis Escher (1898-1972), incisore e grafico olandese, visitò la Costiera Amalfitana più volte, ritraendo scorci di Ravello e soggiornando nel centro collinare presso l’Albergo Toro, dove incontrò colei che diventò poi sua moglie, Jetta Umker.

Greta Garbo (1905-1990) trascorse, nel 1938, a Villa Cimbrone la sua breve, ma intensa, storia d’amore con il musicista Leopold Stokowski (1882-1977) .

Jacqueline Kennedy (1929-1994)venne qui in vacanza nel 1962, ospite del Duca di Sangro nell’antica villa Episcopio per tre settimane di agosto con i figli Caroline e John John.

Gore Vidal (1925-2012) ha scelto per lungo tempo Ravello come residenza e in un’intervista disse: “Venticinque anni fa, mi fu domandato da una rivista americana quale era il luogo più bello che avessi mai visto in tutti i miei viaggi; ed io risposi: “Il panorama del Belvedere di Villa Cimbrone in un luminoso giorno d’inverno, quando il cielo ed il mare sono così vividamente azzurri che non è possibile distinguerli l’uno dall’altro” (G. Imperato, Visioni di Ravello, 1976).

Si ha notizia che abbiano soggiornato a Ravello:  Totò, Flemming, John Huston, Gina Lollobrigida, Humphrey Bogart.